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L'importanza dell'educazione emotiva fin dalla nascita

Categoria: Articoli Pubblicato: Lunedì, 27 Aprile 2015

Alla base della salute mentale c'è una buona capacità di gestione delle emozioni, che a loro volta costituiscono lo strumento tramite il quale ci mettiamo in connessione con il mondo intorno a noi e attraverso cui diamo significato a tutto ciò che ci accade.

Insegnare ai bambini una buona gestione del loro mondo emotivo è fondamentale per fornire loro degli strumenti necessari ad una vita serena ed equilibrata, significa prevenire nei futuri uomini e donne problemi psicologici lievi o più importanti.

 

Le ricerche scientifiche mostrano in maniera chiara che i bambini sono dotati di strutture cerebrali innate deputate a connetterli emotivamente con i genitori e di percepire come da questi vengono vissuti, accolti e accettati. La qualità di questa connessione colora la qualità dell’attaccamento genitore-bambino, base fondamentale per la costruzione della personalità e dell’identità. La costruzione della personalità e dell’identità dei bambini avviene infatti attraverso le interazioni emotive ed affettive con i loro genitori. La qualità di queste interazioni in termini di disponibilità, contenimento, rispecchiamento e autorevolezza incide direttamente su tale processo di costruzione. 

Per un neonato il mondo è un pianeta sconosciuto e inesplorato, da imparare a conoscere e prevedere. Ciò che è sconosciuto, imprevisto e imprevedibile (e quindi potenzialmente minaccioso) produce stress, quindi alti livelli di cortisolo, mentre ciò che è conosciuto e previsto, atteso, rassicura e attiva la produzione di sostanze del “benessere” (ossitocina, serotonina, oppioidi naturali), che a loro volta stimolano la creazione di vie nervose che attivano comportamenti di esplorazione e di autonomia. Le azioni di accudimento da parte dei genitori dovranno perciò essere costanti, regolari, prevedibili per il bambino. In questo modo si stimola nel bambino senso di sicurezza, che a sua volta stimola la fiducia nell’ambiente e nelle persone, spingendolo piano piano verso l’autonomia, quindi bassi livelli di cortisolo e alti livelli di sostanze del "benessere".

Più nel bambino verranno stimolate le aree cerebrali della competenza emotiva, più queste aree si implementeranno da un punto di vista neurobiologico, più, di conseguenza, il bambino tenderà a rispondere agli stimoli dell’ambiente attivando quelle stesse aree, mettendo in atto comportamenti sani e adeguati e inibendo sempre più i centri cerebrali delle risposte impulsive e inadeguate, spesso connotate da aggressività o da chiusura.

Porsi in sintonia con i propri figli significa permettere loro di sentire dove stiamo emotivamente, far loro percepire e attribuire giusti significati ai nostri stati d’animo. Questo richiede la capacità da parte del genitore di gestire in maniera adeguata il proprio mondo emotivo, senza “scaricare” addosso al figlio emozioni, tensioni, rabbie e frustrazioni che riguardano l’adulto e non il bambino, ma di essere emotivamente presenti nella relazione, “ascoltando” quello che il bambino sta provando in quel momento e rispecchiandoglielo, in modo che possa sentire che noi sentiamo ciò che prova, che lo vediamo e confermiamo che il suo sentire va bene. Quando i bambini non riescono a decifrare lo stato emotivo del genitore vivono uno stato di profonda angoscia, che diventa dannoso se protratto nel tempo.

Far vedere le nostre emozioni, parlare con i propri figli delle nostre e delle loro emozioni stimola l’empatia, il miglior vaccino contro bullismo, prevaricazioni, razzismo ed altre forme di aggressione dell’Altro.

Tutto questo però non significa né essere a sempre completa disposizione dei figli, né dire loro sempre sì. Non insegnare loro il limite, la tolleranza alla frustrazione del no, dell’attesa per ottenere qualcosa di desiderato, del guadagnarsi con fatica un premio significa stimolare un falso senso di onnipotenza e una fondamentale incapacità a sopportare un rifiuto: significa mettere il proprio figlio a rischio di frantumarsi di fronte alla prima difficoltà della vita che vivrà fuori casa.

Ma parleremo meglio in un prossimo articolo dell'importanza del dire NO!

 

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